giovedì 20 maggio 2010

trenta secondi

silenzio        shrom (spufff) shrom (ssshhhhssss). spuff shrrrhh (fffffffhhhfff, ssshhhhh). shrm shrm (sssssspuff) sssshh. (uuuuhhhhsssshhh) shroooom sssshrom. spuf spufffff (sssssshhhh)

no
schiuma di lacrime e un vento che mi schiaccia l’anima qui l’anima qui la indico qui qui
dolore

silenzio         shrom (spufff) shrom (ssshhhhssss). shrm shrm (sssssspuff) sssshh. (uuuuhhhhsssshhh) shroooom sssshrom. spuf spufffff (sssssshhhh) spuff shrrrhh (fffffffhhhfff, ssshhhhh).

le onde più alte sono il limite con la mia morte le onde più alte sono il limite con la mia morte le onde più alte sono il limite con la mia morte
il suono delle onde che frantumano quello scoglio voglio essere quello scoglio le onde più alte sono il limite della mia morte
schiuma di lacrime le onde del vento asciugano la schiuma voglio essere quella schiuma

silenzio        spuff shrrrhh (fffffffhhhfff, ssshhhhh). shrm shrm (sssssspuff) sssshh. shrom (spufff) shrom (ssshhhhssss). (uuuuhhhhsssshhh) shroooom sssshrom. spuf spufffff (sssssshhhh)

il mio silenzio il suo rombo sordo lo amo il mio silenzio il suo fracasso il suo rumore violento lo amo cazzo silenzio cazzo

lacrime di schiuma solo poche nessuna poche sotto la fronte corrugata solo lacrime di schiuma perché perché
lui fa il lavoro sporco io il silenzio di un sordo rombo rivoltato fracassato rumore rotto arrugginito
dal sale

il dolore e il rumore della carne gli occhi sono secchi nessuna lacrima è il vento 
no

silenzio        shrom (spufff) shrom (ssshhhhssss). shrm shrm (sssssspuff) sssshh. spuf spufffff (sssssshhhh) (uuuuhhhhsssshhh) shroooom sssshrom. spuff shrrrhh (fffffffhhhfff, ssshhhhh).

non si ferma lui non può io mi fermo lui no io nemmeno
non devo dormire non devo dormire non devo dormire non devo dormire non devo dormire non devo dormire
e vomito solo acqua

silenzio         shrm shrm (sssssspuff) sssshh. shrom (spufff) shrom (ssshhhhssss). spuff shrrrhh (fffffffhhhfff, ssshhhhh). (uuuuhhhhsssshhh) shroooom sssshrom. spuf spufffff (sssssshhhh)

infinito silenzio sbuffante e schiumoso pietà cristo pietà 
cristo fronte corrugata non devo chiudere gli occhi non devo

freddo silenzio freddo
schiuma di lacrime fredde brividi e pugnali sudore freddo onde fredde freddo freddissimo freddo

dolore rumore freddo

impara a camminare cammina voli?
no

cammina ondeggia ondeggio ondeggio e il vento secca gli occhi e il sale li brucia vento acqua sale occhi che ondeggiano

dolore

-

vento senz’aria
dov’è l’aria il mio fiato dov’è polmoni piccoli gola secca senza fiato occhi sale acqua vento dolore rumore freddo

silenzio

venerdì 14 maggio 2010

neruda

"Puedo escribir los versos más tristes esta noche.

Escribir, por ejemplo: "La noche está estrellada,
y tiritan, azules, los astros, a lo lejos."

El viento de la noche gira en el cielo y canta.

Puedo escribir los versos más tristes esta noche.
Yo la quise, y a veces ella también me quiso.

En las noches como esta la tuve entre mis brazos.
La besé tantas veces bajo el cielo infinito.

Ella me quiso, a veces yo también la quería.
Cómo no haber amado sus grandes ojos fijos.

Puedo escribir los versos más tristes esta noche.
Pensar que no la tengo. Sentir que la he perdido.

Oir la noche inmensa, más inmensa sin ella.
Y el verso cae al alma como al pasto el rocío.

Qué importa que mi amor no pudiera guardarla.
La noche esta estrellada y ella no está conmigo.

Eso es todo. A lo lejos alguien canta. A lo lejos.
Mi alma no se contenta con haberla perdido.

Como para acercarla mi mirada la busca.
Mi corazón la busca, y ella no está conmigo.

La misma noche que hace blanquear los mismos árboles.
Nosotros, los de entonces, ya no somos los mismos.

Ya no la quiero, es cierto, pero cuánto la quise.
Mi voz buscaba el viento para tocar su oído.

De otro. Será de otro. Como antes de mis besos.
Su voz, su cuerpo claro. Sus ojos infinitos.

Ya no la quiero, es cierto, pero tal vez la quiero.
Es tan corto el amor, y es tan largo el olvido.

Porque en noches como esta la tuve entre mis brazos,
mi alma no se contenta con haberla perdido.

Aunque este sea el ultimo dolor que ella me causa,
y estos sean los ultimos versos que yo le escribo."

martedì 4 maggio 2010

mandorle amare

S’immaginò un mondo di favole amare, favole del sentire gigante come la felicità stessa, ma amare, come il sapore delle mandorle più velenose. Menzogne d’odori che però illuminano l’anima. Poco prima di morirne. Il potere di scegliere. Non mangiarle. L’olfatto è il senso del desiderio.

“Io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo… salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l’onestà, essere buoni, essere giusto. No. Sono i desideri che salvano. Sono l’unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai.”

Il desiderio è il profumo di mandorle amare.

sabato 1 maggio 2010

bastava un soffio ma fu tempesta

          Bastava solo un soffio ma fu tempesta.
E il bacio ipnotizzato dalle candele diventò la più lunga notte d’amore.
         
          Bastava solo un soffio per spegnerle ma fu tempesta.
E la voce che doveva sussurrare buonanotte svegliò persino i bambini che giocavano nel sonno. I bambini giocavano nel loro sonno quando qualcuno si lanciò verso di loro urlando. L’urlo li spaventò così tanto che non riuscirono più a dormire e quella voce li fece diventare tutti sordi.
           
          Bastava solo un soffio ma fu tempesta di suoni.
E il tocco leggero che voleva abbandonare al brivido di un sorriso colpì lasciando una cicatrice nera e fumante. Fumo nero senza origine. Il sangue non esiste.

          Bastava solo un soffio di fumo ma fu tempesta.
E il ricordo cancellato risvegliò i sensi persi. Il muro gemeva nella terra quando il Signore mi vide e mi sorrise con benevolenza. Ma io non vidi Lui, leggevo a pancia in giù.

          Bastava solo il soffio di Dio ma fu tempesta.
E davvero bastava un solo soffio ma ce ne furono così tanti che le carezze iniziarono a strappare i capelli. Le ultime papille gustative rimaste avevano bisogno di sapori troppo forti. Il resto serve solo a nutrire.

          Bastava solo un soffio di vento, uno solo, una volta al giorno prima di andare a dormire. Ma fu la tempesta che ora mi circonda. E ora l’occhio del ciclone mi guarda dall’alto. Per quanto tempo riusciremo a camminare protetti dal suo sguardo?