domenica 2 febbraio 2014

quando l'amore bussa alla porta con onestà (un'infelice riunione sentimentale)



un giorno l'onestà bussó alla porta del possesso dove era tenuta una bisca segreta con l'amore e altri sentimenti per indicare le tattiche da adoperare con Lei. 

l'amore in effetti si trovava anch'essa lì per caso. passeggiava fischiettando quando dal davanzale della finestra il possesso la chiamò per fare due chiacchiere. 
- perciò è tua. complimenti. dopo tutti questi anni. le cose adesso vanno molto meglio eh? ma sì non lo noti? sì, così tanto che un po' si ha paura. sai com'è ai giorni d'oggi. oggi sei ricco e domani una crisi e ti ritrovi a chiedere asilo alla pietà. no, ma non è il tuo caso perché certamente Lei sarà tua per sempre dato che ne hai il possesso. non ne hai il possesso... ah... capisco... no guarda devo entrare. no davvero, non ha importanza devo proprio andare. beh se insisti tanto allora mi sento in dovere di dirti da amica che dovresti trovare un modo per possederla. entra pure e ne parliamo un po'. faccio una telefonatina a gelosia e furbizia che avremo bisogno di loro. 

quando l'onestà bussò sentì cadere il gelo all'interno della stanza e passi lenti verso la porta. 
- l'onestà! ragazzi c'è onestà! ma che piacere vederti. 
- non dire stronzate possesso. passavo da qui e sentivo dei rumori e onestamente mi chiedevo perché si organizzasse una festa senza di me. 
- ma no su, non è una festa, stiamo solo facendo due chiacchiere.
- due chiacchiere senza onestà.
- e dai onestà non sei sempre necessaria. qui c'e da proteggere felicità, che è l'unica che davvero ci da soddisfazioni.
- certo perché è solo lei che conta! voi vi state qui credendo di salvare il mondo ma vi piace semplicemente prendervi per il culo.
- ... cosa vuoi?
- ho capito che c'è amore tra di voi e vorrei parlarle. amore ehi. sì avvicinati alla porta. ieri prendevo un tè con goduria e mi ha raccontato di Lei. bene, sarà un bene per tutti. già si sente un'aria frizzante. onestamente non so quanto possa durare ma se non vuoi perderla allora devi essere totalmente onesto con Lei. devi dirle ogni cosa, sì, tutto tutto, chiamarla tante volte per raccontarle ogni dettaglio della tua giornata, devi stare attaccata a Lei, non lasciarla mai sola e non avrai più bisogno di possesso. perché il diritto alla verità è universale e necessario per il bene dell'umanità.
l'umanità, non capendo di cosa si stava parlando, si emozionò a tal punto che pensò che il giorno dopo avrebbe adottato un cagnolino.

l'amore era interdetta. Tutti sembravano preoccuparsi un po' troppo per lei e darle un'importanza che non sentiva di meritare. 
- io lascio che le cose accadano. non mi sembra il caso di fare programmi o tattiche o trovare il modo di farmi vivere a tutti i costi. finché ci sono io tutto va bene, ma se volessi andare via? cioè, non mi sento molto libera di agire con voi che mi state col fiato sul collo. 
il possesso iniziò ad alterarsi. 
- tu stai qui con noi. tu non vai da nessuna parte!
- io al posto tuo la lascerei in pace. disse l'onestà guardandolo negli occhi.

la furbizia intanto stava in silenzio lasciando che tutto si svolgesse esattamente come nei suoi piani. era così furba che per stare bene si convinceva che anche ciò che non rientrava nei suoi piani in realtà facesse parte di un processo che avrebbe inesorabilmente portato un vantaggio a se stessa. la gelosia disse,
- se lei parte vado via pure io. che ci sto a fare qui? già adesso mi sento un po' ridicola.
- ehi ehi, nessuno va da nessuna parte, ok? disse onestà.
l'umanità, che nessuno ricordava il motivo per cui stesse seduta al tavolo con loro, disse improvvisamente "io voglio un dalmata!" ma la ignorarono.

fu in quel momento che entrò nella stanza la felicità. si alzarono in piedi tutti, la salutarono con l'affetto che l'accompagnava sempre, le offrirono una tazza di tè e lei, tutta allegra e sorridente, si sedette a capotavola. 
- ragazzi miei, io vado in vacanza alle maldive!

silenzio generale. 

la furbizia sorrideva sotto i baffi. la gelosia guardò l'amore e le fece un gesto con la mano come a dire di andare via. l'onestà si voltò verso il possesso. 
- ma allora... ma di che cazzo stiamo parlando?
uscirono tutti dalla stanza lasciando la felicità col suo sorriso stampato in faccia. si incrociarono alla porta con amarezza e nostalgia, che li salutarono con un cenno sarcastico, prendendo il loro posto a tavola.

e allora felicità! parlaci di questo tuo viaggio!



FINE

1 commento:

  1. Caro Anemos,

    l'ultimo saluto doveva essere a te.

    (http://latecadimelpomene.blogspot.it/2014_06_01_archive.html#3241457492675001075)

    Adieu,
    Mel

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