domenica 22 maggio 2011

love, forever changes

quando le nuvole si ammassano come folle di fantasmi che nessuno ha invitato alla festa, il sole ne soffre e dice in giro che oggi c'è proprio brutto tempo. siamo noi gli unici ricordi che ha della sua amante, figli di una fuga perenne ma col raro privilegio di alternare il nostro amore fra il giorno e la notte

nel cerchio, la morte è al centro che ci ama come suoi figli e noi ci danziamo intorno, la accarezziamo e la vestiamo a festa mentre piange senza occhi perché il dolore è più di una somma e la morte, si sa, non ha occhi. i nostri, danzando, bruciano per lacrime di colore sempre diverso, generate da ferite che disegnano il confine tra noi e gli altri cucendoci addosso l'odore di una vita che si lacera altrove, non qui, non adesso, non con queste ferite

il silenzio non è sempre stato al posto giusto; lo cerchi nello stesso cassetto dove giuravi di averlo lasciato e non lo trovi e proprio quando sei a terra a battere i piedi sul marmo appena lucidato di una casa vecchia, ritmicamente, come a volerlo assaporare fra un'eco e l'altra ti giri ed è lì, a 8 millimetri da te che ti guarda fisso come a dire "se non stai zitto non puoi sentirmi"

allora le nuvole diventano l'acqua che un sole diverso ha saputo accarezzare e riscaldare, mari che ti immergono fino a grotte profondissime dove l'aria è rimasta incontaminata per millenni, aria che si lascia respirare solo dopo brevi violente convulsioni di apnea in cui i sensi lasciano il posto a sogni lucidi che non sanno più proteggerti

quelle grotte, culle, letti nuziali e bare vuote che ti accolgono chiedendoti soltanto di creare vento caldo soffiando singhiozzando urlando cantando ridendo respirando a pieni polmoni tutta l'aria che c'è, tutta fino all'ultimo sospiro











 Leif Podhajsky
Love, Forever Changes

lunedì 16 maggio 2011

silenzio

il miglior modo per stupirsi è farlo silenziosamente