giovedì 24 giugno 2010

last blues, to be read some day

‘T was only a flirt
you sure did know -
some one was hurt
long time ago.

All is the same
time has gone by -
some day you came
some day you’ll die.

Some one has died
long time ago -
some one who tried
but didn’t know. 

cesare pavese


martedì 15 giugno 2010

la vita è breve (centoventinove secondi)

solo sensazioni di panico e dolore poi subito dopo i nodi del pensiero iniziarono a trovare le loro prime parole e prima cosa fu la luce che non riuscivo a contenere troppa luce e troppa aria leggera e fredda che quasi soffocavo e i rumori iniziavano ad avere un significato spaziale che mi lasciava percepire ciò che avevo intorno e vidi in ordine il mio pollice la mia mano il braccio il bianco del cuscino l’occhio di una donna il suo naso la sua bocca che baciai ardente di desiderio e fame poi soddisfatto iniziai ad amare il mio corpo che adesso potevo riconoscere e la mia anima che non aveva i confini del corpo ma che abbracciava e possedeva tutto quello che c’era nella stanza compresa quella donna durò pochissimo perché la donna si allontanò e sperimentai che ci sono molti modi di soffrire dopo ventisette secondi camminavo e vegliavo il corpo senza vita di mia madre vortice di domande e ribellione piangevo e parlavo con quell'altra donna dagli occhi di ghiaccio stessa età e stessa sorte mentre ancora le parole si accavallavano e si impastavano in significati immaturi dopo dodici secondi intuii i suoi occhi e la baciai e provai quell’altro amore che ancora non conoscevo e parlavamo accaldati sul letto che avrebbe visto nascere nostro figlio e iniziai ad avere paura e a pensare di aver vissuto già tanto senza nemmeno la consapevolezza del mio tempo così in fretta tutto così in fretta lo diceva sempre mia madre e diceva pure che se ci fosse stato concesso più tempo lo avremmo lasciato fuggire noi qui che crediamo di braccare gli istanti e i secondi come i cristalli di tempo più preziosi che abbiamo disse così cristalli di tempo parlavamo accaldati e sapevo che quella era la cosa più bella che mi sarebbe capitata nella vita e ricominciai a piangere perché l’avrei voluto provare ancora avrei passato intere ore con lei su quel letto a parlare e fare l’amore dieci venti volte e glielo dissi e lei mi guardò e mi accarezzò e mi disse di piangere tutte le lacrime e risparmiare solo sorrisi per nostro figlio solo sorrisi e condividere con lui la leggerezza dell’infanzia che non ho avuto ancora mi asciugavo il viso mentre nasceva mio figlio e mentre il ventre di lei diventava già poco accogliente per un’altra creatura e cresceva su quel letto guardando gli altri figli invidiandoli perché più grandi e poi perché più piccoli e lo guardavo crescere sentendo la felicità di vederlo così curioso e meravigliato figlio della mia vita poterlo stringere e poter sperare per lui i secondi che sono i cristalli di tempo più preziosi che abbiamo e quei secondi si allungavano come l’ombra di quell’unico sole nella vecchiaia che non ha avuto occasione di rendermi saggio morivo dopo centoventinove secondi dalla mia nascita cinquantaquattro secondi accanto a mio figlio e una vita intera con lei senza aver avuto il tempo di smettere di desiderare altro

sabato 12 giugno 2010

olio essenziale di vogliadipartire

quel giorno lasciai il paradiso. nelle orecchie i rolling stones. il mare non era così calmo da sembrare finto e già assorbiva il nero della notte. l’orizzonte ancora nitido, uno sfondo di nuvole sfocate rosse dietro a piccole e nette sagome grigie. queste sono prove inconfutabili che in realtà dio è monet… respiravo la musica e sorridevo. lasciavo quei colori che non avrebbero mai smesso di stupirmi ma mi portavo dietro i miei occhi. lasciavo il paradiso, come se qualcuno quel giorno stesse cercando di farmi cambiare idea. invece tutto ciò mi rassicurava che non stessi fuggendo da nulla. partivo solo con i miei occhi. svuotati nell’istante in cui il cielo si confuse col mare. [...]

mercoledì 2 giugno 2010

antoine pol - les passantes

Je veux dédier ce poème
A toutes les femmes qu'on aime
Pendant quelques instants secrets
A celles qu'on connaît à peine
Qu'un destin différent entraîne
Et qu'on ne retrouve jamais

A celle qu'on voit apparaître
Une seconde à sa fenêtre
Et qui, preste, s'évanouit
Mais dont la svelte silhouette
Est si gracieuse et fluette
Qu'on en demeure épanoui

A la compagne de voyage
Dont les yeux, charmant paysage
Font paraître court le chemin
Qu'on est seul, peut-être, à comprendre
Et qu'on laisse pourtant descendre
Sans avoir effleuré sa main

A la fine et souple valseuse
Qui vous sembla triste et nerveuse
Par une nuit de carnaval
Qui voulut rester inconnue
Et qui n'est jamais revenue
Tournoyer dans un autre bal

A celles qui sont déjà prises
Et qui, vivant des heures grises
Près d'un être trop différent
Vous ont, inutile folie,
Laissé voir la mélancolie
D'un avenir désespérant

A ces timides amoureuses
Qui restèrent silencieuses
Et portent encor votre deuil
A celles qui s'en sont allées
Loin de vous, tristes esseulées
Victimes d'un stupide orgueil.

Chères images aperçues
Espérances d'un jour déçues
Vous serez dans l'oubli demain
Pour peu que le bonheur survienne
Il est rare qu'on se souvienne
Des épisodes du chemin

Mais si l'on a manqué sa vie
On songe avec un peu d'envie
A tous ces bonheurs entrevus
Aux baisers qu'on n'osa pas prendre
Aux coeurs qui doivent vous attendre
Aux yeux qu'on n'a jamais revus

Alors, aux soirs de lassitude
Tout en peuplant sa solitude
Des fantômes du souvenir
On pleure les lèvres absentes
De toutes ces belles passantes
Que l'on n'a pas su retenir